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Bruno Basso - Progetti di educazione stradaleIl convegno del 26 ottobre 2012, sull’educazione stradale, ha essenzialmente messo in luce due aspetti fondamentali: la presentazione di progetti innovativi, la comunicazione con i ragazzi. Sulla comunicazione i relatori si sono cimentati a dare dei consigli, ognuno per la propria esperienza e professionalità.
I miei dubbi sono tali da poter farmi pensare che i loro consigli possano andar bene fini ad un certo punto, giacché le forme della comunicazione cambiano in continuazione, in conseguenza, soprattutto delle nuove possibilità che offre la tecnologia. Sono proprio i giovani i primi a sperimentare queste novità, sia come “creatori” di comunicazione che come fruitori.
Per me, come Formatore, e con me molti altri formatori, non è stata una novità,  qualche anno fa, e di certo  molto prima della prima edizione del  convegno, ci siamo  posti il problema chiedendoci: Quale preparazione deve avere il formatore e come deve intervenire, con quale linguaggio e con quale metodo per insegnare quest’attività?

 

Per dare una risposta a questa domanda, abbiamo fatto un percorso formativo per affinare queste tecniche, ma i metodi d’insegnamento sono tanti per arrivare all’apprendimento del soggetto, visto l’evidente cambiamento sociologico della platea e mi riferisco ai ragionamenti introdotti dalla Dott.ssa Riva, dal Dott. Barbato e dal Dott. Rizzi.

La mia convinzione, condivisa da molti altri, in tal proposito, è che nell’insegnamento non si possa parlare di un metodo capace di imporsi come il metodo migliore. I formatori hanno a disposizione una molteplicità di metodi didattici, e la letteratura ne è ampia in questo campo, che devono essere intesi come “strumenti di lavoro”  del proprio bagaglio professionale, tra i quali scegliere, a seconda, non solo dei propri convincimenti didattici, ma anche delle condizioni di contesto interno e di quello esterno, del tipo d’obiettivi che s’intende perseguire, per ciò ci sono progetti con finalità e obiettivi diversi che tengono conto delle peculiarità educative dei formatori.
Intendendo per contesto interno l’organizzazione di appartenenza e per contesto esterno l’utenza: la scuola.  Credo che sia azzardato dire: “è meglio intervenire in questo modo piuttosto che in un altro”.
Come formatore  ho cercato sempre di individuare più percorsi per l’educazione stradale con la consapevolezza che essa non va vista unicamente come addestramento tecnico ma piuttosto come un’attività educativa basata sulla verità e sui fatti. I progetti realizzati  riguardano la Sicurezza Stradale sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista culturale. La realizzazione di questo libro è frutto della partecipazione consapevole e non, di tutti gli ex  colleghi e dei gruppi di lavoro  con cui ho collaborato e collaboro che ringrazio fin d’ora. La professionalità, l’esperienza, la grande sensibilità, la forte convinzione dell’utilità dell’ operato dei formatori, di questi gruppi di lavoro, mi hanno sostenuto a redigere questo libro.  In questo volume sono stati raccolti una  serie di progetti tematici, che hanno la finalità di riqualificare dal punto di vista patrimoniale la cultura della sicurezza stradale e che tengono conto soprattutto del  bagaglio culturale dei formatori con le loro peculiarità comunicative.
Il libro rimane aperto a qualsiasi proposta, integrazione, suggerimento e arricchimento che può venire da qualsiasi persona: è stato pensato in modo tale da essere flessibile ed espandibile.

Bruno Basso